Capitano Sergio Parisse: la volontà dirige gli eventi

parisse1.jpg

Nato a La Plata, città argentina a circa 60 Km dalla capitale Buenos Aires, il 12 settembre 1983, Sergio è stato educato all’ottimismo. Non all’ottimismo superficiale del “tanto alla fine va sempre tutto bene” ma all’ottimismo del “se ci credi fino in fondo e decidi di lottare puoi raggiungere qualsiasi meta”. Cosa significa? Diciamo questo: tirare un calcio da 35 metri e piazzarlo in mezzo ai pali è si bravura tecnica, è si fortuna ma è anche “averci creduto dall’inizio alla fine”. Per entrare nel merito della questione citiamo il filosofo D. Ikeda: “Il modo in cui orientate il vostro pensiero, il tipo di atteggiamento che assumete, influenzano sia voi sia il vostro ambiente” CONTINUA >>

Nuove dichiarazioni di Parisse: “Ho fiducia in me stesso”

Nuove dichiarazioni di Parisse al raduno della Nazionale di rugby iniziato ieri all’Acqua Acetosa:

“Ho fiducia in me stesso, sono sicuro che farò le cose giuste”.  “Essere stato nominato capitano è un grande onore, sento la responsabilità di un ruolo così importante ma farò di tutto per dimostrare che me lo sono meritato e che ho tutte le carte in regola”.

Ero in macchina quando mi hanno chiamato Mallett e Checchinato per comunicarmi la decisione dell’allenatore: è stata una gioia immensa per me sono rimasto senza parole, sapevo che c’era una possibilità, ma non credevo che sarebbe toccata proprio a me. Poi ho chiamato subito la mia famiglia. Mio padre si è emozionato… Lo capisco, penso che anch’io se avessi un figlio che gioca a rugby come me e diventa capitano della Nazionale, sarei orgoglioso”. Dopo l’emozione, il primo impatto con la squadra. “Sono stato accolto benissimo da tutti, anche da Bortolami”. “Per lui non era facile e sono rimasto sorpreso dalla sua reazione, è un grandissimo uomo e l’ha dimostrato anche in questa occasione.

Non è stata una “degradazione” per lui, è stata solo una scelta non dettata da motivi particolari e lui resta comunque un leader in questa squadra. Per me non cambia niente ma cercherò di prendere decisioni giuste in campo e fuori, con i compagni”.

Parlando di Marco Bortolami Sergio dichiara: “Con Marco ci siamo incrociati all’aeroporto di Londra… E’ normale che sia dispiaciuto però ha sempre dimostrato un grande carattere. Spero di seguire i suoi passi e sono sicuro che avrò il suo appoggio. Cosa significa la decisione di affidare a me questo ruolo? Credo che si apra un ciclo: un nuovo allenatore vuole scegliere un nuovo capitano per chiudere con il passato e cominciare il proprio lavoro. Sicuramente è un momento delicato e un passo importante, anche perchè Nick sta introducendo molte novità come l’ingresso nel gruppo di tanti giovani di talento”.

Durante l’Intervista Sergio parla di Alessandro Troncon: “L’ho conosciuto a Treviso quando avevo 18 anni, mi ha aiutato molto e mi ha dato grande fiducia. Per un numero 8 come me è stato bellissimo avere accanto un giocatore con la sua esperienza. Ma anche Marco è stato importante per la mia crescita, visto che è stato un capitano giovane come lo sono io adesso”. “Di Alessandro vorrei la grinta, il modo di parlare e di caricare i compagni prima di una partita, mentre di Marco vorrei avere la determinazione e la freddezza nelle decisioni in campo”. In merito alla partita del 2 febbraio Sergio dichiara: “Per quanto mi riguarda, l’emozione sarà la stessa di tutte le altre partite: daro’ il 100%. Però ci saranno decisioni da prendere e spero di non sbagliare”.  Parlando della partita del 24 agosto a Belfast (vedi Filmato sintesi dlla partita) Sergio dimostra tuttala sua determinazione: “Non meritavamo di perdere in quel modo, con quelle decisioni arbitrali discutibili. Quindi adesso abbiamo grande voglia di rivincita, ma penso che sarà una partita difficile perchè anche loro hanno voglia di riscattarsi dopo un Mondiale sottotono”.Riferendosi a Mallet, l’allenatore, Sergio conclude: Il gioco di Nick è molto semplice e adatto a noi. Avrò tempo per discutere con lui ma ho già capito che è un uomo con le idee molto chiare, come si è visto nella decisione di dare spazio ai giovani. Penso che le cose andranno bene, abbiamo voglia di scrivere un rugby più bello dopo la delusione dei Mondiali”.

Sergio Parisse, filmati

…Cosa inusuale per un avanti, ha realizzato un drop in un match di campionato francese, il che gli è valso in paragone con il grande omologo neozelandese Zinzan Brooke

Grande Placcaggio…

Bergamasco e Parisse..

Sergio Parisse: la fortuna non è cieca

parisse.jpg

Ogni appassionato di Rugby sà chi è Sergio Parisse. Per noi è “il rugbista moderno”: veloce, agile, un numero 8 che si adatta a tutti i ruoli.
Parisse è un numero 8 che si permette veri miracoli come il drop piazzato da 35 metri di distanza durante una partita del campionato francese.

dropparisse.jpg

Un ragazzo educato bene, da due genitori forti emigrati in Argentina negli anni ’80. Il padre, Sergio Sr., fu ala dell’Aquila negli anni ‘60-70.

Della sua famiglia Parisse dice: <<Sono loro i primi ad aiutarmi e sostenermi in ogni momento della mia vita. Con la mia sorellina ho un rapporto molto stretto…  Mio papà è il mio tifoso numero 1 e, sebbene all’inizio non fosse molto convinto della mia carriera rugbistica. Una volta compreso che il rugby era la mia passione e la mia vita, è stato il primo a seguirmi ed a guidarmi in tutto.  E, per finire, c’è la mia mammina: è la piu coccolona di tutti ed è anche colei che veramente si preoccupa di più per me>>.

parissesorella.jpg

Nato a La Plata, città argentina a circa 60 Km dalla capitale Buenos Aires, il 12 settembre 1983, Sergio è stato educato all’ottimismo.

 

Non all’ottimismo superficiale del “tanto alla fine va sempre tutto bene” ma all’ottimismo del “se ci credi fino in fondo e decidi di lottare puoi raggiungere qualsiasi meta”. Cosa significa? Diciamo questo: tirare un calcio da 35 metri e piazzarlo in mezzo ai pali è si bravura tecnica, è si fortuna ma è anche “averci creduto dall’inizio alla fine”. 

  

Per entrare nel merito della questione citiamo il filosofo D. Ikeda: “Il modo in cui orientate il vostro pensiero, il tipo di atteggiamento che assumete, influenzano sia voi sia il vostro ambiente”.  Parisse è uno fortunato, ma la sua non è quel tipo di fortuna che ti fa vincere alla lotteria, la sua è la fortuna di chi cambia il corso degli eventi, di chi con una forte determinazione riesce a dirigere il proprio destino verso la vittoria finale…

Sergio è stato notato quasi per caso dallo staff azzurro nel 2001, quando l’Italia Under 19 era in Argentina per prepararsi ai mondiali. Reputando il giovane numero 8 molto interessante, lo staff azzurro lo invitò ad allenarsi con il gruppo e senza nemmeno capire come il ragazzo si trovò con gli under azzurri a giocare i Mondiali. Una svolta e una botta di fortuna, ma prima di quell’evento? Allenamento, allenamento, allenamento.

Dal 2001 la strada di Sergio è stata tutta in salita sino al 2007 anno in cui ha ricevuto il premio di giocatore dell’anno.  

Oggi Sergio è Capitano della Nazionale Italiana di Rugby… ciò è frutto di costanza, carattere, coraggio e di una mente sempre proiettata alla vittoria. Risultati simili si ottengono solo con sangue e sudore, con umiltà ed impegno.

Il succo di tutto questo elogio a Parisse è che tutti i giovani rugbisti possono potenzialmente diventare un Parisse, diventare dei leader, ciò che conta è l’atteggiamento, la determinazione. Giovani rugbisti impegnatevi, non fatevi scoraggiare dalla fatica e dalle difficoltà e vedrete che la fortuna non sarà bendata ma vi verrà a cercare.

Per ora Forza Azzurri, la nostra mente ed il nostro cuore sono con voi. 

Una piccola nota: complimenti a Sergio anche per la splendida fidanzata Miss Europa 2007

fidanza2.jpg

Il Ruolo di Parisse:

ruoloparisse.jpg

Alexandra Rosenfeld – Fidanzata di Sergio Parisse