Il Valle Camonica: si torna a vincere

Continua il nostro viaggio con il Rugby Valle Camonica (Bs). Ieri la squadra bresciana è tornata a vincere, una bella giornata di festa, torneremo sull’argomento più tardi per ora vi riportiamo il comunicato ufficiale mentre mercoledì pubblicheremo interviste e sintesi della partita.
vedi anche: perchè seguiamo il R.V.C.Sintesi partite (Video)

Quarta giornata di ritorno – Serie C Lombardia – Girone 2
Rugby Valle Camonica – Rugby Asola 38 – 25
Il Rugby Valle Camonica torna alla vittoria e lo fa sconfiggendo per 38 – 25 un volenteroso Rugby Asola. I camuni iniziano il match alla grande andando in meta con Silini. Tuttavia una svista arbitrale permette ai mantovani di accorciare subito le distanze.
I ragazzi di Ghirardelli e Veraldi, però, sono in palla e tatticamente quasi impeccabili: con azioni insistenti degli avanti raggruppano la difesa ospite prima di aprire il pallone al largo, mettendo in netta difficoltà gli avversari. In questo modo arrivano le mete di Franzoni e Bellicini che permettono ai camuni di andare al riposo sul 21 – 15.
Nella ripresa, dopo una seconda meta di Franzoni, gli ospiti si rifanno sotto, ma prima Amighetti e poi capitan Abondio consentono al Rugby Valle Camonica di allungare e di chiudere il match sul 38 – 25.

Da segnalare anche la sconfitta di misura dell’Under 17 con i pari età del Calvisano e la netta vittoria dell’Under 15 per 67 – 5 che testimonia la crescita della squadra allenata da Fantato e Abondio che oggi hanno dato spazio a tutti i componenti della rosa.

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Bortolussi infortunato: “più buia è la notte e più vicina è l’alba”

Per Nick Mallett, il nostro coach sudafricano, il 6 nazioni 2008 si presenta come una sfida sempre più ardua. Nella prossima partita contro il Galles mancheranno infatti David Bortolussi (link wikipedia) e Kaine Robertson (wiki) entrambi infortunati. Per l’estremo – David – si parla addirittura di una spalla rotta e ciò lascia presumere la sua assenza da tutto il proseguo del torneo. Una notizia inaspettata che destabilizza ogni pianificazione da parte dello staff azzurro. Tuttavia questa circostanza infausta potrebbe spingere il coach a testare nuovi giovani e ciò se contestualizzato in una visione a medio-lungo termine toglierebbe un po’ di amarezza alla notizia.

 

Ci preme sottolineare quanto dispiace per David.

Dispiace moltissimo, la sua partecipazione alle prime due partite del Six Nations 2008 è stata caratterizzata da luci ed ombre, molta stampa e molti “tifosi” hanno voluto concentrare l’attenzione sugli errori sorvolando invece su quanto di buono il giocatore ha fatto nei primi 160 minuti del torneo. Siamo certi che se non vi fosse stato questo infortunio avremmo visto una progressione nelle performance dell’atleta azzurro. Continuare nel torneo voleva dire molto per Bortolussi, ci dispiace e speriamo di rivederlo presto in nazionale. Per altro oggi non vi sono molte alternative a Bortolussi, lo stesso Mallett precisa che nelle sessioni di allenamento non vi sono azzurri migliori di lui nei calci piazzati. Certo è un giocatore che soffre ancora troppo la pressione avversaria ma quello è un “problema” che si risolve solo giocando, solo facendo esperienza.

In sostituzione a Bortolussi Mallett potrebbe schierare Marcato con Masi numero 10, oppure mettere Marcato apertura e Galon come estremo. In molti però danno come probabile la partecipazione di Paolo Buso, una giovane promessa del Cammi Calvisano

Per Kaine l’infortunio è meno grave dovrebbe saltare “solo” la prossima partita contro il Galles. Infortunato anche Pratichetti ma sulle sue condizioni lo staff azzurro non si sbilancia. Una torneo tutto in salita quindi per Mallett ed i suoi ragazzi, ma di questo non ci si deve preoccupare troppo, un monaco giapponese del 1200, Nichiren Daishonin, soleva dire: “Di fronte alle difficoltà lo stolto indietreggerà mentre il saggio si rallegrerà” e ancora “più buia è la notte e più vicina è l’alba”. Nella sostanza, come già si è detto più volte, la nostra sensazione è che Mallett stia costruendo il futuro del rugby italiano e che le difficoltà sono fisiologiche in un percorso di crescita che mira dritto ad una vittoria finale e totale. Le stessa cosa vale per Bortolussi: “più buia è la notte e più vicina è l’alba”, tieni duro e presto ti rivedremo più forte di prima.

Francia-Irlanda 26 a 21: che partita!

Ieri la Francia ha dimostrato una cosa, per vincere bisogna essere uniti. Bisogna essere diversi nel corpo ma uniti nella mente, nell’intenzione. Bisogna aver voglia di vincere, dall’inizio alla fine. Certo, giocare in casa da una marcia in più ma resta il fatto che questa Francia si sta dimostrando davvero forte e ancora di più determinata. L’Irlanda resta una grande squadra, lo spirito irlandese è invidiabile, non mollano mai, sanno trovare forza e coraggio anche nelle situazioni più difficili. L’unica pecca degli irlandesi è l’aver accusato il colpo della prima meta, non hanno creduto nella vittoria per circa 10 minuti, tanto è bastato, è li che la loro sconfitta ha preso forma, nella seconda metà del primo tempo.

Al 15° minuto la Francia segna infatti la sua prima meta, l’azione nasce da un errore irlandese a metà campo che offre un varco enorme a Clerc, la difesa resta praticamente a guardare il toro francese che si invola verso i primi 5 punti francesi. Sarà poi sempre l’inferocito Clerc a segnare le altre due mete mentre Elissalde offre un piede da cecchino. A salvare l’onore dell’Irlanda, nel primo tempo, è invece il piede di O’Gara sui calci di punizione. Il primo tempo si chiude quindi con un 19 a 6.

Al 49′ Heymans sfrutta un rimbalzo favorevole a metà campo e segna la quarta meta poi trasformata da Elissalde: 26 a 6 per i francesi e match teoricamente chiuso. A questo punto l’Irlanda non abbassa la testa e lo spirito irlandese inizia finalmente a farsi sentire, inizia un vera battaglia, i giocatori di O’Sullivan utilizzano tutta l’energia di cui dispongono mentre i francesi iniziano a dare segni di stanchezza. I verdi si uniscono e con progressione prendono forza e coraggio.

Al 57 minuto il direttore di gara fischia i 5 punti per l’Irlanda dopo ben tre falli francesi in mischia a pochi metri dalla linea di meta. L’Irlanda inizia a far paura ed i francesi, convinti d’aver gia vinto, danno segni di confusione.

Ora in campo c’è un carro armato verde, l’Irlanda continua a lottare e dopo pochi minuti l’audace Wallace marca la meta della speranza che però non viene trasformata da O’Gara.

Il finale è al cardiopalma con gli irlandesi scatenati che danno una grande dimostrazione di orgoglio, la meta del sorpasso sembra ormai imminente ma la cortina di ferra della difesa francese smorza ogni speranza. La partita finisce quindi 26 a 21.

Rugby1832: italiani, troppo tifosi e poco sportivi

Se questo blog avesse come scopo quello di fare soldi ciò che stiamo per fare non lo dovremmo fare. Di cosa si tratta? Semplice, vi consigliamo un altro blog (momentaneamente si capisce). Un blog ad alto profilo per i contenuti, per la forma e per la periodicità degli aggiornamenti. Sia noi che loro da un po’ di tempo cerchiamo di analizzare il mondo dei media per capire il perchè di tanto silenzio sul nostro sport (e sugli sport che non siano il calcio). Sia noi che loro concepiamo il rugby come un insieme di valori davvero alti, filosoficamente avanti. Loro sono un po’ più tecnici di noi, noi spesso usciamo dalla via e ci mettiamo a parlare di altro. Loro, dobbiamo dirlo, sono forse più precisi ed hanno sicuramente meno errori di battitura, che a noi spesso scappano. Ci assomigliamo ma siamo diversi. Il blog che vi consigliamo con ogni probabilità già lo conoscete, è Blogosfere Rugby 1832. In particolare vi segnaliamo un’analisi molto interessante che svela in modo chiaro il rapporto tra gli italiani e lo sport. In questo articolo si giunge alla conclusione: “gli italiani sono molto tifosi e poco sportivi”. Bello, bell’articolo, complimenti. Andate a vederlo – questo è il link – vi ci mandiamo volentieri infondo Internet è questo: socialità e condivisione. Noi concordiamo in pieno con quanto è stato scritto nell’articolo sopra citato. Se qualcuno ha la fortuna d’avere amici o parenti non italiani si sarà forse accorto di come vivono lo sport. Per prima cosa non c’è solo il calcio e non c’è solo uno sport: guardate olandesi, svizzeri, inglesi, francesi… praticano il ciclismo, il canottaggio, il rugby, la pallanuoto, il tennis… E la cosa bella è che lo vivono con molta più serenità, credono nell’importanza della vittoria ma ancora di più credono nel valore sociale e psicologico dello sport. Noi italiani siamo così bravi ad accorgerci di chi vince, siamo sempre dalla parte del più forte e subito pronti salire sul carro dei vincitori. In Italia cè un’abitudine atavica al delegare, cerchiamo sempre fuori, siamo terribili tifosi, vogliamo il modello da copertina, l’immagine sacra ma sempre pronti a mettere in croce ad indicare il Giuda.

Guardiamo il calcio, in Italia si parla ormai solo di quello, è di per sé uno sport eccezionale: è popolare, semplice, essenziale, si può giocare ovunque. Il calcio è uno sport povero e pieno di umanità ma è stato ridotto male, molto male. ma perchè piace così tanto ai poteri forti? al grande business? La teoria nostra è questa: si adatta fedelmente alla necessità del “trovare la guida esterna”. In un certo senso i calciatori, gli allenatori, i presidenti sono una sorta di ordine religioso, di preti e prelati dai quali dipendere. I tifosi danno loro tutta la fede di cui dispongono ma guai a perdere, guai a cadere, ci si dimostra umani. E’ forse quindi per questo che il calcio è così “spinto”, è piaciuto al mondo del business proprio per la sua semplicità ed immediatezza, è piaciuto per l’ingenuità dei tifosi pronti a farsi trascinare ovunque. Il calcio – quello dei grandi club – è ormai uno strumento commerciale di plagio, un’arma del marketing disumanizzante e svalutante. Non vogliamo iniziare una campagna moralizzatrice, quindi diciamo semplicemente: partiamo da noi e proviamo a diventare un pò meno tifosi ed un pò più sportivi. Partiamo dalla partita di domenica, comportiamoci da tifosi maturi qualunque sia il verdetto.

Pochi giorni al fischio di inizio: è calma piatta

Fantastico, i giorni che precedono una partita Italia-Inghilterra (e viceversa) sono incredibili. Ricordano per certi versi una di quelle vecchie partite di scacchi tra USA e URSS. Il gelo cala sui rispettivi uffici stampa, si fa finta di nulla, sembra di vedere i responsabili relazioni pubbliche gironzolare fischiettando con le mani in tasca e guardando il cielo. E’ un clima fantastico.

L’Italia sa di avere le potenzialità per vincere ma non lo vuole dire, sarebbe troppo, loro – quelli con la rosa rossa – il rugby l’hanno praticamente inventato. Gli inglesi non ammetteranno mai di temere l’Italia, non possono proprio perchè loro il rugby lo hanno praticamente inventato. Nella sostanza la partita è gia iniziata, la tensione psicologica è già palpabile. A nostro vantaggio c’è il gigante, la squadra inglese, frastornato per la brutta sconfitta di sabato scorso, certo da parte loro c’è voglia di riscatto ma anche la consapevolezza che è iniziato un novo corso e che la partenza appare più difficile del previsto. Inoltre ci sono i tanti infortuni. Per l’Italia invece c’è la consapevolezza di essere cresciuti, i giocato azzurri iniziano a sentirsi all’altezza dei confronti con le squadre antiche. Si guardano tra loro annuendo, sanno di dover stare con i piedi per terra ma infondo dopo tanta fatica una bella pacca sulla spalla ce la si può dare: la consapevolezza è che si sta dando il massimo. Guardiamo Mauro Bergamasco e ci rendiamo conto d’aver un campione di levatura internazionale in casa. Il nostro capitano è certo giovane ma ha la testa sulle spalle e forte carattere. L’allenatore è di altissimo livello, i tifosi ci sono, certo ci manca il piede di Wilkinson, è un problema, non abbiamo buoni piedi ma basta fare una meta in più ed organizzarci meglio in difesa. Ci stiamo lavorando e chissà che domenica, al Flaminio, si possa scrivere una bella pagina di storia azzurra.

6 Nazioni: domani mallett annuncia la formazione dell’Italia

Roma – Allenamento sul campo in mattinata e pomeriggio dedicato al recupero per gli Azzurri del rugby che, in raduno al Park Hotel “La Borghesiana” di Roma, preparano agli ordini del CT Nick Mallett la seconda giornata dell’RBS 6 Nazioni 2008.

Domenica pomeriggio (ore 15.30, diretta tv La7), in uno Stadio Flaminio da tempo esaurito in ogni ordine di posto, Sergio Parisse e compagni affronteranno i vice-campioni del mondo dell’Inghilterra, sconfitti in casa dal Galles nella prima giornata del Torneo.

L’Italia, che al Croke Park di Dublino è stata fermata sul 16-11 dall’Irlanda (leggi il diariovedi filmati), ha più di un obiettivo da perseguire domenica: regalare a Nick Mallett la prima vittoria della propria gestione tecnica, conquistare il primo successo nel Torneo 2008 e superare per la prima volta nella storia l’Inghilterra, unica Nazionale europea con cui gli Azzurri non sono mai riusciti ad imporsi in un test-match.

Intanto, a simulare gli attacchi degli uomini di Brian Ashton ha pensato questa mattina l’AlmavivA UR Capitolina, ormai sparring abituale dell’Italia durante i raduni a Roma, che domani tornerà alla Borghesiana per un ultimo allenamento congiunto.

Sempre domani, alle ore 12.00, il CT Mallett ed il Manager Checchinato annunceranno la formazione dell’Italia per la sfida all’Inghilterra.

Capello vieta la Play Station ma del rugby non se ne parla

Ancora una volta in tv, passando da SkyTg 24 al TG di Rai Uno, del rugby non se ne sente parlare. (leggi la nostra analisi sui media: “Paolini: uno dio noi” e “quando il rugby intacca il sistema“). In compenso abbiamo saputo che Moratti da della “banda di truffatori” a quelli della Juventus e che quelli si difendono parandosi dietro lo scudo mondiale. Cobolli Gigli, dirigente Juventino, afferma “così Moratti da del truffatore all’allenatore che ha vinto il mondiale di calcio” che nel nel 2002 vinse lo scudetto” (quello della discordia). Poi la difesa organizzata da Gigli passa all’utilizzo dell’immagine di Buffon con l’insinuazione “attenzione dando della banda di truffatori alla juve state offendendo un viso candido come quello di Buffon”. E lui, Buffon, non si indigna? Credo che le conversazioni telefoniche di Moggi le abbiano lette un po’ tutti. Facendoci del male continuiamo ad ascoltare i tg ed allora veniamo a sapere che Capello ha vietato ai giocatori dell’Inghilterra l’uso della Play Station e l’uso di calzoncini corti in situazioni ufficiali. Ma la cosa più bella è il Tg sportivo di Sky che apre con “questa sera parliamo di nazionali” ed allora quelli come noi dicono “ci siamo, ecco i nostri” ma nulla, le nazionali sono sempre quelle della palla sferica. Insomma, non ci vogliono, non interessiamo. Eppure, lo abbiamo già detto, non vi è un motivo plausibile: il rugby funziona, le persone lo seguono in numero sempre maggiore, gli sponsor partecipano. I tifoni e giocatori di rugby sono un po’ come certi bambini intelligenti, ben educati, forti, che a scuola vengono sbeffeggiati e che poi, da adulti, si ricavano una quotidianità professionale e familiare invidiabili. Questa è l’Italia, o comunque una parte. E pensare che in paesi come l’Inghilterra uno come Wilkinson è – secondo i sondaggi – più popolare di David Beckam. Questa è l’Italia dei media, anzi dei mass media.