jonah Lomu: “io parlo sul campo, tutto il resto solo parole”…

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Jonh Lomu, “il bisonte nero”, la storia, il mito, la leggenda… per il video: clicca qui

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William Ellis, la purezza del gesto

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La leggenda, il mito, vuole che il rugby sia nato per via di un gesto di rottura: si dice fosse il 1832 quando William Webb Ellis “raccolse la palla e si mise a correre” mentre giocava a calcio alla Rugby School. Come detto siamo tra il mito e la realtà ma ad ogni modo ancora oggi il trofeo della Coppa del mondo di Rugby è dedicato a Webb Ellis e una placca alla “Rugby School” commemora il suo gesto. Ellis fu ciò che oggi definiamo uno spirito libero, un ragazzo che voleva andare oltre le regole stuccose e ricercare la “verità” nella bellezza di un gesto puro. Lui prese semplicemente la palla e si mise a correre verso la meta. Anche la meta, si chiama appunto meta, cosa c’è di più bello?… un nome che non lascia spazio ad interpretazioni, non è goal o canestro, non è un punto definito alla fine del campo ma è la fine del campo e a dire il vero è oltre la fine, la palla va portata oltre la linea di meta. Anche questo è un bel simbolo, la fine, la meta non la si raggiunge mai e basta vedere una partita per capire come il giocatore che arriva a schiacciare la palla in realtà vorrebbe continuare a correre e non fermarsi mai, lasciandosi tutti dietro. E’ questo che a noi piace, la verità e la purezza degli intenti. La bellezza salverà il mondo, e per noi un bel gesto vale ancor più di tante belle parole. Vogliamo guardare il mondo con l’ovale nel cuore, con lo sguardo fermo, senza timore e con la certezza che questo mondo può migliorare. Basta mirare dritti alla meta e andare oltre senza fermarsi mai, senza paura. Alla fine i giusti vincono e chi è in errore cade, nessuno dovrebbe mai temere la verità.

A William Ellis il nostro FlexRugby dedica un premio ideale in una sezione speciale: Vedi

Dedicato all’Ulisse Trevisin che abbiamo dentro

 

Lotta dura, in Vallecamonica… contro lo scoramento e contro il “ma cosa ti sbatti a fare”, lotta continua per tirare sempre fuori il meglio e magari, anzi soprattutto, con un sorriso sulle labbra.. Un grazie a Marco Paolini che ci fa pensare e ridere: “guardare per credere”…

Una BELLA sconfitta, e il senso di missione :)

Ieri la squadra del rugby Vallecamonica ha perso.
La sconfitta è sempre amara ma ci sta tutta. Il Cologno Monzese ha giocato bene, ha dimostrato una crescita notevole nella tecnica, nella forza ma soprattutto nella testa, una mentalità veramente vincente. Per quanto riguarda la squadra che noi abbiamo deciso di seguire, il Rugby Vallecamonica, bisogna rilevare alcuni atteggiamenti positivi. Togliendo i primi 10 minuti nei quali la squadra è apparsa disorientata e confusa, il resto della partita ha messo in luce un cambio di tendenza, i ragazzi stanno tornando come all’inizio del campionato, sta tornando la voglia di vincere ma soprattutto la voglia di giocare divertendosi.
Ora, una sconfitta non è cosa negativa di per sé, lo è se non la si trasforma in occasione di crescita, lo è se ci si lascia scoraggiare…Lo abbiamo gia detto, il gioco del rugby è come la vita (vedi l’articolo), è un trasposizione mitologica del quotidiano… nel rugby come nella vita la strada per la vittoria è lunga e difficile. Ciò che serve è l’allenamento per riuscire a percepire la strada verso la vittoria come un piacere e non come una sofferenza. E’ come scalare una montagna, per qualcuno è un piacere e per altri è un calvario.
Bisogna puntare dritti alla meta ripetendosi ogni giorno: OGGI PIU’ DI IERI E DOMANI PIU’ DI OGGI, oggi più di ieri e domani più di oggi… abbiamo dato il 100% o ci siamo risparmiati? Ma quale è la meta? Quale è la guerra da vincere? Domanda complicata e risposta ancora più ardua.
Per ora due punti:
1 – Nel rugby, come nella vita, su cosa vinciamo? Sull’altra squadra? Oppure sempre per attingere ad esempi dal qu0tidiano… sul datore di lavoro  stronzo? Sul mondo che non ci capisce? Sulla fidanzata che ci ha mollato? Su una malattia che ci fa star male? La risposta è semplicemente No, No, No… la vittoria è sulle paure,  sul nostro “piccolo io” che ci rende egoisti, collerici, depressi e che ci impedisce di vedere la grandezza del mondo, in una parola: sui nostri “demoni”…  E la vittoria la si costruisce a piccoli passi, migliorandoci giorno per giorno e prendendo la sconfitta di una battaglia come occasione di crescita per vincere la guerra. Nel rugby si dice che una meta la si costruisce un centimetro alla volta avanzando sempre senza mai indietreggiare, è proprio così, guardare sempre avanti e mai indietro, sempre avanti.
2 – Il secondo punto è sul “noi e gli altri”. Come detto non si gioca contro l’altra squadra, come dice sempre il ghiro (l’allenatore) si gioca con e non contro. Come detto i nemici da battere sono i nostri demoni non il Cologno MOnzese o altre squadre, loro in realtà sono compagini di gioco. Ma… perché facciamo questa guerra contro il “lato oscuro della forza” (per citare guerre stellari)? Lo facciamo per noi? Solo per noi? no, non avrebbe senso parlare di grande vittoria, i demoni continuerebbero a vincere. Noi lo facciamo perché migliorando noi stessi miglioriamo il nostro ambiente creando una reazione a catena che può cambiare il mondo intero.  Scusate se mi ripeto ma ricordate il caso Sud Africa con la squadra di rugby e Nelson Mandela.E allora la partita di ieri è stata positiva perché ci serve per crescere ed anche perchè in campo sono scesi tre ragazzi dell’Under 19, tre giovani leve, sono i giovani il futuro di questo sporto (come dice Mirco Bergamasco in questo video) e il futuro del mondo… e la prima squadra sta spianando loro la strada, questa è la vittoria,  ragazzi della prima squadra non mollate mai e siate buoni esempi!! La vostra è una grande occasione.
Si tratta di una rivoluzione, è una rivoluzione umana quella che dobbiamo compiere… ricordiamoci: per vincere una partita di rugby serve si la tecnica e la forza fisica ma ancora di più serve il cuore e la testa, serve il coraggio del leone e la capacita di vedere la squadra intorno a noi… come dice Galimberti: la vittoria è sempre più una questione di testa.E allora forza, rimbocchiamoci le maniche, divertiamoci (è fondamentale) e miriamo in alto e lontano… per non mollare non serve un obiettivo grande ma serve un obiettivo impossibile.
Mettiamoci mete a 5 e 10 anni e miriamo senza sosta al loro raggiungimento.Quindi la sconfitta di ieri è stata una fantastica sconfitta, usiamola e andiamo avanti.
Comunicazione di servizio: Ricordo che Mercoledì mattina, in anteprima, la partita con commento di Romano Minoia, le interviste ai ragazzi dell’UNDER 19 ed una chiusura del Rugby Monza da non perdere (un po’ XXX).   

Perchè ci piace il Rugby? – Parte 1^: L’eroe

  

Sono tanti gli sport belli, appassionanti, coinvolgenti, se ne potrebbe fare una lista lunghissima.
Citando uno che veniva mandato da se stesso (Lubrano): “la domanda sorge spontanea”. Perché abbiamo scelto di praticare o semplicemente seguire il rugby? Ecco una possibile risposta: perchè il rugby è un condensato di simboli mitici. Pensateci, giocatori come Jonah Lomu (Impossible is nothing), Colin Meads, Dellaglio etc. etc. (lascio a voi la possibilità di finire la lista dei grandi) sono la raffigurazione moderna dell’eroe. Cos’è l’eroe? L’antropologo JOSEPH CAMPBELL diceva, nel libro il potere del mito, che l’eroe è colui che decide di attraversare una foresta piena di insidie, una foresta senza luce, profonda, tenebrosa. L’eroe scende in profondità e combatte contro i demoni, i suoi demoni. che altro non sono che le paure, le incertezze, gli attaccamenti. L’eroe alla fine vince sempre perché non si scoraggia mai e vive le difficoltà, la sofferenza, come occasioni di crescita.  Alla fine, dice Campbell, l’eroe attraversa la foresta e raggiunge la luce e trova un tesoro da riportare in superficie. Ovviamente la foresta, i demoni, la luce ed il tesoro sono tutti simboli di battaglia e vittoria dove la vittoria è determinata essenzialmente dalla grandezza degli intenti e dal coraggio. Mentre la foresta non è altro che la ricerca individuale verso l’interno, introspettiva alla ricerca della forza vitale che esiste in ogn’uno. Questo ben lo sapeva Lucas quando scriveva “Guerre Stellari” (il mito della “Forza sia con te”) e Dante Alighieri nel suo viaggio dall’inferno al paradiso (simbolo anche di un percorso individuale).

Ma cosa c’entra questo con il Rugby?  Beh, pensate a Jonah Lomu, pensate a come dopo aver vinto tutto si sia ritrovato con un rene fuori uso e con la dialisi da fare e come nonostante questo lui sia riuscito a trovare la forza per ricominciare, per lottare e alla fine vincere.

In Africa il mito dell’eroe è rappresentato dal leone, il re leone. Si dice che quando “il leone ruggisce ai cani marciscono le budella”. Ovviamente i cani sono i nostri demoni. Cosa vogliamo essere noi? Cuccioli di leone o cuccioli di cane? Possiamo scegliere ma alla fine o si vince o si perde. E badate bene, per l’eroe la vittoria non è la ricompensa finale ma la lotta stessa è la vittoria. Il Rugby insegna: “non importa se si vince una partita ma come la si è giocata”. sempre in merito al Re leone, All’africa ed al Rugby non  vi pare simbolico che proprio il rugby sia oggi il simbolo delal vittoria sulla segregazione raziale in sud africa? e che Nelson Mandela, il grande Nelson Mandela (che ha lotato in silenzio nella sua prigione per oltre 20 anni) identifichi nella squadra del Sud Africa un simbolo positivo da diffondere e tramandare?

Alla fine di una partita ci si deve domandare: “ho dato il 100%”, “ho tirato fuori tutto il coraggio di cui dispongo?”. E questo vale anche nella vita.  Dare il 100% significa non mollare mai e mettere sempre il massimo sia nelle grandi che nelle piccole imprese senza mai sottovalutare la sfida. Si dice che il leone impieghi la stessa energia sia per combattere un potente nemico che per combattere una formica. Ma l’eroe combatte per sé? L’eroe non combatte mai per sé perché lui sa che il se e gli altri sono la stessa cosa, per dirla alla “Rugby” il singolo giocatore e la squadra sono la stessa cosa… sono la Forza della frase “che la forza sia con te”… domandiamoci: è meglio un passo fatto da cento persone o cento passi fatti da una sola persona? Non so, dipende, ma questo è argomento della prossima puntata di “Perché ci piace il rugby”.

E lal fine torno a proporvi un video di Nelson Mandela: L’eroe, il Re Leone… ascoltate la sua voce, la sua voce è il ruggito del Re Leone… 20 anni in prigione, solo, a riflettere e pensare, senza ai perdere il sorriso e la speranza… come dovrebbe essere nel rugby e nella vita…

Allenamenti: Sempre con i principi del rugby…

Vedi anche: Mirco Brgamasco: siete il futuro di questo sport 

il rugby che ci piace: Marco Paolini

Dopo l’articolo di ieri sul nuovo Ct del Sud Africa come simbolo di un lungo processo verso la diffusione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani oggi torniamo a parlare del rugby che ci pice, quello di valore, quello che insegna a crescere nella vita e nella società ancor prima che sul campo.

Lo facciamo parlando di Marco Paolini un attore comico/drammatico che torna su La7 con “Album d’aprile”.  

Un’anticipazione di questo spettacolo la potete vedere in questo filmato [clicca qui] presente sul nostro blog sin dalla sua apertura.

La versione integrale di “Album d’Aprile” andrà in onda il 2 febbraio alle 21,30, in occasione del campionato di rugby «Sei Nazioni» su La7.

Lo spettacolo, ripreso in diretta da uno spazio per concerti, il Fillmore di Cortemaggiore in provincia di Piacenza, avrà le musiche di Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquori).

Album d’aprile appare per la prima volta nel ‘95. Sembra avere per argomento il rugby e la vita che si sviluppa tra il campo di gioco e la piazza. In realtà parla di crescita, di politica, della pulsione a cambiare il mondo. E cambiare, per Nicola e i suoi amici, significa soprattutto fare politica, magari in modo confuso e senza arrivare ad un risultato. Alla vigilia dell’esame di maturità, Nicola forse sa che «la società perfetta» non esiste, ma guai rassegnarsi, guai abbandonare la spinta. Il racconto è intrecciato di storie vere di sport, di bar, di piazza.

Consiglio del giorno: guardate il video di Colin Meads [clicca qui] Rugby di altri tempi, un giocatore degli All Blacks che, tra le altre cose, ha disputato una partita con un braccio rotto!! follie di altri tempi…

 Appuntamento quindi su La7 il 2 febbraio alle 21e30.