Viva la Rai del Calcio

Vogliamo continuare la nostra polemica per quanto siamo, in generale, tendenzialmente contrari alle polemiche. Siamo più per il “chi fa fa”. Quindi diciamo tendenzialmente più per l’azione che non per le parole. Tuttavia dobbiamo ancora una volta segnalare l’assenza dal 6 nazioni dei media che contano. Non ci sono, li abbiamo guardati e no nci siamo visti, ci considerano davvero poco, troppo poco. E non lo fanno solo con noi, lo fanno con ogni forma di sport che non sia il calcio. Ve lo abbiamo già detto, alcuni di noi nel mondo delle tv ci lavorano, e quel mondo lo conoscono bene. Conosciamo bene la Rai quella che dovrebbe essere, sulla carta, la tv di stato, la BBC nazionale, la tv dei valori laici, la tv del dialogo inter religioso, la tv che da spazio alle minoranze, la tv che promuove valori sanciti dalle più importanti carte internazionali (come la dichiarazione e la convenzione dei diritti umani). Ma non è così, lo diciamo a voce alta e senza paura, quella è la tv dei tanti Moggi piccoli e grandi, è la tv delle donnine così poco rappresentative del fantastico universo femminile nazionale, è la tv degli interessi di parte e di partito. E ci dispiace dire questo, ci dispiace per tutti i dipendenti Rai (alcuni ne conosciamo dal delegato al tecnico) che nel loro lavoro ci credono. Ovviamente non ce l’abbiamo con loro anche perché lo sappiamo per esperienza diretta, loro sono decisamente determinanti in quelle poche produzioni di qualità che la tv nazionale fa ma così poco influenti nel sistema che li circonda, non sono certo loro ad imprimere l’indirizzo del media. Quella è la tv degli amici degli amici nella quale, credeteci, è meglio non lavorare. Sapete quando si dice che stando nella fogna dopo un po’ si inizia a… ecco, è così. Questa settimana chi vi scrive ha prestato servizio come camera a bordo campo per gli internazionali di tennis che si sono svolti a Bergamo, un evento di altissimo livello con giocatori fortissimi a livello internazionale. Dalla postazione privilegiata nelle quale mi trovavo ho potuto gustare la bellezza di questo sport. I giocato sono una sorta di cavalieri solitari, di eremiti, anche abbastanza scontrosi quanto gli eremiti, riescono ad entrare uno stato di concentrazione quasi trascendentale. Sono solo loro, i loro nervi, i muscoli doloranti, la palla e la racchetta. Non esiste altro, durante una partita sono uno contro uno e tutto il resto si annienta. La palla è l’unico piccolo punto che li tiene incollati alla realtà per il resto sono completamente fusi con l’aria che muovono e che respirano. Veramente un grande sport. Ma in Tv? Si ci fanno vedere i servizi, ci fanno vedere anche qualche partita ma l’impegno speso è minimo e la resa è bassa. Il numero di telecamere messe in campo, la qualità dei servizi, la documentazione che ci riportano non bastano a farci entrare in quel mondo, lo vediamo come uno sport lontano, solo per pochi e non come un’attività che tutti dovrebbe poter fare già da tenera età. Ovviamente lo stesso vale per il rugby. Ci si aspettava un bel documentario su Mauro Bergamasco, una bella diffusione dei valori che il rugby porta con se, ma nulla, calcio, calcio, calcio. Che vergogna Italia, che vergogna.

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