L’approccio esterno al cambiamento e la via del dominio di sè

<< segue la prima

L’approccio esterno al cambiamento

Prima di continuare in questa analisi ribadiamo che per noi il Vallecamonica non è solo una squadra di serie C del girone lombardo, ormai dovreste sapere che per noi il Vallecamonica rappresenta anche l’espediente per parlare di ciò che definiamo la “filosofia rugbista” o “filosofia della vita”.

L’idea di base è che le qualità di una nazione siano determinate delle qualità del singolo e che per cambiare in meglio la nostra società l’unica via sia quella della rivoluzione morale ed umana di ogni singolo individuo. In tale contesto di idee noi collochiamo il rugby come un insieme di regole morali e di principi di grande rilevanza.  

Una partita diventa per noi il simbolo delle sfide quotidiane contro ciò che amiamo definire “l’oscurità fondamentale della vita”, contro i nostri limiti, contro le nostre tendenze negative (quali ad esempio l’arroganza, il cieco individualismo, la paura). In questo senso tutti noi siamo giocatori del rugby Vallecamonica e sempre in questo senso riteniamo i giocatori di rugby persone fortunate inquanto questo sport racchiude in se una filosofia molto profonda ed offre strumenti concreti di crescita individuale e sociale.

Detto questo torniamo alla partita di ieri alla fine della quale, parlando con i giocatori, abbiamo notato ancora la tendenza a cercare al di fuori la causa di un risultato non proprio soddisfacente. Per qualcuno le “colpe” andrebbero ricercate in quel giocatore che non passa la palla, per altri nel metodo di allenamento che andrebbe migliorato, o in quel giocatore che calcia troppo, nell’arbitraggio, addirittura in un guardia linee, etc. etc. Questa è la tendenza umana della quale vogliamo parlare, la tendenza “all’approccio esterno al cambiamento”. E’ importante dirlo nessuno di noi ne è immune: c’è sempre la tendenza a dare la colpa ad altri: al “capo” o al collega, alla moglie, al marito, ai figli, certe volte il mondo intero sembra avercela con noi.

L’approccio esterno al cambiamento fu dichiarato sospetto circa 60 anni fa dal poeta inglese Thomas S. Elliot che, allarmato dall’avanzata del fascismo, annunciava: <<Una delle ragioni per cui ritengo che la posizione del riformatore secolare o del rivoluzionario sia la più comoda è la seguente: nella maggior parte dei casi egli ritiene che i mali del mondo siano qualcosa di esterno a lui. O li si considera in maniera assolutamente impersonale o, se esiste il male incarnato, è sempre incarnato in altra gente, in una razza, nei politici, nei banchieri, nei fabbricanti di armi e così via, mai in lui stesso>>.

Anche oggi in Italia tendiamo a dare la colpa dei nostri problemi a questo o a quel politico, quelli del nord danno la colpa a quelli del sud (e viceversa), e così via. Eppure sono tante piccole azioni di milioni di persone che creano la società nel suo complesso. Questo non significa voler giustificare le ingiustizie commesse da altri, o non volerle vedere, ma significa piuttosto sentirsi artefici del cambiamento. Nel rugby si dice l’arbitro non andrebbe mai contestato, non perchè lui sia onnipotente ed infallibile, ma perchè nemmeno il peggiore arbitraggio può fermare una squadra unita, motivata e ben allenata.

A questo punto è lecito pensare che certe argomentazioni sono di certo ardue e pretenziose, lo sappiamo, rischiamo di apparire come moralisti, pedanti e retorici, anche questo è vero. Come si può arrivare a parlare di massimi sistemi partendo da una semplice partita di rugby? Lo sappiamo, grandi temi sociali e una partita di rugby sono cose molto diverse tuttavia osservando una partita da una certa distanza ci accorgiamo che le dinamiche umane sono le stesse: le cause profonde di una sconfitta, di una sofferenza o di un problema sociale hanno sempre una radice personale profonda mentre la tendenza è sempre quella di ricercarne le cause all’esterno. Certo partire da sé stessi è la cosa più difficile da fare ma il rugby ci insegna che nulla è regalato e che ogni cosa giusta e bella costa fatica.  Fare autocritica dopo una sconfitta non significa quindi cercare il capro espiatorio ma partire da sè stessi. Per far questo serve una grande forza di carattere, una forza che scaturisce dall’interno attraverso la “Via del dominio di sè”. 

La via del dominio di sé

Tutte queste argomentazioni non vogliono caricare i giocatori del Rugby Vallecamonica della responsabilità di dover salvare il mondo, ma semplicemente vogliamo partire da una partita per trovare nuove importanti motivazioni sia nel gioco che nella vita (perché un gioco non è mai solo un gioco).Ripartiamo quindi da noi senza mai più polemiche né la ricerca forsennata di una causa esterna. Per migliorare la squadra devo migliorare me stesso questa è la parola d’ordine. Devo imparare a dominare quell’oscurità fondamentale che nell’uomo può manifestarsi in diversa forma e dalla quale nemmeno io sono immune. Devo diventare un esempio di correttezza, solidarietà ed impegno. Il rugby offre gli strumenti necessari per costruire modelli positivi in una società che ne ha sempre più bisogno. Una partita non è mai solo una partita e non si è rugbisti solo sul campo. Ricomincio da ora e ricomincio da me stesso, senza scuse, senza sè e senza ma. Quando il cuore scende in campo ed eleviamo le qualità della nostra volontà non vi è partita che non possa essere vinta.

Certo, serve pazienza ed allenamento ma un pezzo alla volta è possibile costruire una squadra invincibile.

Per concludere come non parlare del terzo tempo del rugby, anche ieri abbiamo visto due squadre che alla fine della partita hanno festeggiato assieme brindando e mangiando in una bella atmosfera di festa. Nel rugby il terzo tempo sottolinea come il nemico non sia la squadra avversaria che anzi diventa l’espediente per crescere e migliorarsi. Ed ecco perché quella di ieri è stata una bella partita, aldilà del risultato, una partita giocata col cuore.

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Una Risposta

  1. […] R. Vallecamonica vs. R. Desenzano, una partita giocata col cuore Pubblicato il Gennaio 28, 2008 di flexvideo eri siamo andati Vallecamonica per seguire l’incontro Rugby Vallecamoonica vs. Desenzano. Una bella partita, equilibrata, che si è conclusa con il risultato di 3 a 8 per il Desenzano. [Il video della partita sarà pubblicato in questo blog mercoledì prossimo]. Ieri abbiamo visto in campo due squadre ben motivate e corrette nel gioco. Guardando la partita abbiamo avuto una piacevole impressione, in campo non vi erano due gruppi contrapposti, in guerra, ma due squadre che prima di tutto lottavano contro sé stesse come se in campo l’avversario fosse l’amico o l’espediente che ci aiuta a crescere e a tira fuori il meglio di noi. L’allenatore del Rugby Vallecamonica, Stefano Ghirardelli ex. giocatore del Calvisano, ama ripetere: “in campo non si gioca contro ma con”. Bene, ieri questa teoria l’abbiamo vista concretizzarsi ed è stato bello. Ma cosa significa che ieri le squadre hanno giocato più contro sé stesse che non contro l’avversario in campo? Partiamo da questa circostanza: a fine partita, nonostante un giudizio complessivo molto positivo, abbiamo notato una tendenza umana, molto umana, sulla quale il Rugby Vallecamonica deve ancora lavorare. Questa tendenza è quella che il filosofo giapponese Daisaku Ikeda definisce: “approccio esterno al cambiamento”. continua >> […]

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